Alessandro Pasca

Buon pomeriggio amici. Andiamo dritti al punto: perché in Italia il successo è una colpa da punire a colpi di tasse? Questo è il mondo al contrario! Un mondo che ha smarrito il buon senso elementare, in cui chi non fa nulla viene assistito e in cui chi riesce a fare bene il proprio lavoro viene penalizzato invece che premiato.

In Italia esiste un muro invisibile. Non è il muro di Berlino. Non divide l’Est dall’Ovest. Divide la voglia di fare dal successo economico. Quel muro si trova a 85.000 euro di fatturato e riguarda tutti coloro che hanno scelto il regime forfettario. Un muro che impedisce a chi ha entusiasmo e capacità di volare verso l’eccellenza.

Lo voglio spiegare nella maniera più semplice possibile per chi tra di voi in platea non ha una partita IVA. Immaginate di aver fatto questo mese tante ore di straordinario e che il vostro datore di lavoro vi dica: “Bravo! Hai prodotto tanto, ma siccome hai superato la soglia, non solo non ti pago le ore in più, ma mi ridai indietro anche una parte di quello che hai guadagnato nei mesi scorsi”.

Guardiamoci in faccia, amici: in questa sala ci sono avvocati, medici, artigiani, ingegneri, architetti e tante altre categorie di liberi professionisti. Io stesso ho deciso di mettermi in gioco e crescere come organizzatore di viaggi. Tutti quanti noi svolgiamo lavori differenti, ma siamo accomunati da una stessa identica paura: la paura di aver lavorato troppo. La paura assurda, quasi innaturale, di avere troppo successo. Pensateci: la paura di ricevere una telefonata da un nuovo cliente a novembre. La paura di dover dire di no a un lavoro che potrebbe pagare gli studi dei nostri figli o migliorare la nostra attività, solo perché superare quel muro invisibile significa essere condannati l’anno dopo. Questa non è politica economica, questo è un sistema che finisce per spegnere lentamente la voglia di crescere, investire e creare valore.

Guardiamo la realtà con la forza dei numeri: un professionista che fattura 85.000 euro in regime forfettario ne porta a casa 60.400 puliti. Sapete cosa succederebbe a quel lavoratore se fattura un solo euro in più? Se fa 85.001€? Dal primo gennaio dell’anno successivo scatta la mannaia: lo Stato lo sbatte nel regime ordinario. A parità di fatturato, l’anno dopo il suo netto crollerà in una forbice tra i 44.000 e i 54.000 euro, a seconda di quante spese riesce a scaricare. Avete capito bene? Per un solo euro in più di fatturato, lo Stato ti porta via tra i 6.000 e i 16.000 euro frutto del sudore l’anno successivo!

Ma andiamo oltre. Facciamo il calcolo opposto. Se quel professionista decidesse di non arrendersi e oltrepassare quel muro, sapete quanto dovrebbe fatturare nel regime ordinario solo per riportare a casa gli stessi 60.400 euro di prima? Dovrebbe fatturare una cifra compresa tra i 96.000 e i 125.000 euro. Ci sono fino a 40.000 euro di lavoro, di fatica e di potenziale crescita che vengono interamente bruciati dal fisco! L’incentivo a fare di più è pari a zero. Lo Stato sta dicendo ai nostri talenti: “Fermati, non crescere!”. E un Paese che scoraggia chi cresce è un Paese che rinuncia volontariamente a una parte del proprio futuro. Perché quel muro non ferma soltanto professionisti, artigiani e partite IVA. Quel muro ferma anche la crescita dell’Italia.

Noi invece dobbiamo fare l’esatto opposto. Dobbiamo liberare le energie migliori di questo Paese, dobbiamo permettere a chi ha voglia di fare di volare verso l’eccellenza, insomma dobbiamo incentivare chi produce valore e opportunità per la nostra Italia. Per questo, metto a disposizione del partito – e dei nostri rappresentanti che vogliono fare battaglie concrete – una proposta normativa che ho chiamato ‘Forfettario Marginale’.

Il meccanismo è molto semplice:

  1. Fino a 85.000 euro non cambia nulla, restano le regole attuali con l’imposta al 15%.
  2. Oltre gli 85.000 euro, non si perde il regime. Ogni euro extra viene tassato con l’aliquota massima dell’IRPEF, il 43% secco sul lordo, senza più riconoscimento di spese forfettarie, continuando a dedurre solo i contributi previdenziali.

Tornando all’esempio di prima: se il professionista fattura 11.000 euro oltre il limite, grazie a questo scivolo riesce a tenere in tasca ben 4.600 euro netti in più. Se ne fattura 40.000 oltre il limite, porta a casa 17.000 euro puliti in più. Lavorare torna a convenire!

Vedo già arrivare la solita critica: “State tutelando i ricchi”. No! Stiamo tutelando chi tiene in piedi il paese, mettendo queste persone nelle condizioni di guadagnare di più, ma anche di poter pagare più tasse allo Stato. Questa norma non è un regalo né un privilegio: è un ponte verso la crescita, che rende conveniente lavorare in quella fascia di fatturato in cui ora non lo è. Lo stesso sistema si autoregola, perché l’aliquota del 43% si applicherebbe senza nessun tipo di deduzione e oltre 132.000 euro inizia a diventare matematicamente conveniente il regime ordinario.

Ai muri ideologici di una sinistra che ci vorrebbe tutti uguali, cioè tutti ugualmente poveri, noi rispondiamo con il buon senso elementare. Rispondiamo con una rampa di lancio verso il merito, l’eccellenza e la crescita personale!

I benefici per la Nazione sono tre:

  1. Primo: Sradichiamo l’evasione difensiva e liberiamo il PIL: se lavorare torna a convenire, cancelliamo quella paura assurda che blocca i professionisti nell’ultimo trimestre dell’anno.
  2. Secondo: Lo Stato incassa di più. Chi oggi è costretto a fermarsi, domani fatturerà di più, lasciando spontaneamente e regolarmente una parte di quei guadagni extra nelle casse dello Stato.
  3. Terzo: Equità sociale: Sulla parte alta del reddito, il lavoratore autonomo pagherà la stessa identica aliquota massima prevista per i lavoratori dipendenti. Stop alle guerre tra categorie, stop alle divisioni ideologiche.

Oggi non stiamo presentando su questo palco una vaga intenzione, stiamo presentando un cambio di passo per l’Italia, stiamo dicendo, a testa alta, che alla mediocrità dell’assistenzialismo preferiamo l’eccellenza della meritocrazia. Oggi stiamo dicendo che quel muro degli 85.000 euro può essere abbattuto. Oggi stiamo dicendo che nessun italiano dovrà più avere paura di lavorare troppo, di crescere troppo o di avere troppo successo.

È il momento di spezzare le catene che ci tengono ancorati al suolo. È il momento di tornare a volare alto. Dimostriamo a tutti che l’Italia non si piega all’invidia sociale. Il futuro non si tassa, il futuro si costruisce! Viva l’Italia, viva Futuro Nazionale!