Andrea Solla

Care amiche, cari amici,

Permettetemi di andare dritto al punto. Il tempo è poco, ma il tempo, finalmente, è dalla nostra parte.

Da troppi anni in Italia andiamo alle urne con un’illusione in mano: quella scheda elettorale. La mettiamo nell’urna convinti di scegliere. Ma chi abbiamo scelto davvero? Troppo spesso, non il nostro rappresentante. Abbiamo ratificato una lista decisa nelle segreterie di partito, nei corridoi di palazzo, lontano da noi.

Il Parlamento dovrebbe essere la casa degli italiani.

Invece è diventata la casa dei partiti.

Se i cittadini non scelgono, scelgono le segreterie. E quando scelgono le segreterie, troppo spesso non vince il merito: vince la fedeltà. Non vince la competenza: vince l’appartenenza.

Uno Stato guidato senza competenza non risolve i problemi. Li moltiplica.

Il tempo di restituire la preferenza agli italiani è adesso.

Ma c’è un secondo livello dove questa sovranità viene erosa. E stavolta il palcoscenico è ancora più grande.

A Bruxelles, le decisioni più importanti sulla nostra vita quotidiana non nascono dal Parlamento europeo. Nascono dalla Commissione Europea: un organo che nessun italiano ha mai votato direttamente, nominato attraverso trattative tra governi e cancellerie, lontano da qualsiasi controllo popolare reale. Eppure le sue direttive valgono più delle nostre leggi. E se non ci adeguiamo, arrivano le sanzioni.

È questa Commissione che ci ha imposto una transizione energetica senza equilibrio, senza realismo e senza rispetto per chi lavora e produce.

Facciamo i conti.

L’intera Unione Europea, 27 Paesi, 450 milioni di persone produce il 6% delle emissioni mondiali. L’Italia da sola lo 0,7%. Nel frattempo India, Russia e Indonesia nel 2024 hanno aumentato le proprie emissioni — del 4, del 2 e del 5 per cento. E la Cina, nel solo secondo semestre 2024, ha approvato 67 gigawatt di nuova capacità a carbone.

È davvero questa la giustizia climatica?

Chiedere all’Italia di pagare il prezzo più alto, mentre altri continuano a inquinare e a competere?

Non c’è giustizia nel chiedere sacrifici ai cittadini comuni mentre i grandi emettitori mondiali crescono senza gli stessi vincoli.

Noi non siamo contro l’ambiente.

Siamo contro un ambientalismo senza popolo, senza industria e senza giustizia.

Perché una transizione che distrugge lavoro, famiglie e imprese non è una transizione. È una resa.

Noi vogliamo il voto vero.

Vogliamo rappresentanti scelti dai cittadini.

Vogliamo un’Italia forte in Europa.

Non subalterna. Non rassegnata. Non sacrificata.

Noi non vogliamo un’Italia chiusa. Vogliamo un’Italia rispettata.

Non vogliamo uscire dalla storia. Vogliamo tornare a scriverla.

Se Futuro Nazionale nasce oggi, non nasce per occupare uno spazio politico.

Nasce per restituire uno spazio agli italiani.

Il futuro è nazionale.

Ed è adesso.

Msc Dott. Andrea Solla