Cari amici, stimato Generale, membri dello staff, sono Gian Piero Bonatto, ho 63 anni e oggi sono consigliere comunale a Pont Canavese. Per oltre 41 anni ho indossato la divisa da Carabiniere, spendendone più di 30 nel contrasto alla criminalità comune e organizzata. Ho vissuto la strada e le indagini. C’ero io tra i principali autori di “Canavese Connection”, l’indagine diventata poi la spina dorsale dell’Operazione Minotauro, che ha dimostrato la presenza della ‘ndrangheta in Piemonte fino in Cassazione.
Ricordo ancora quando incontrai il Generale a Viterbo. Quella sera decise l’adesione alla Lega. Ero perplesso, lo ammetto. Dubitavo che si potesse “Vannaccizzare” quel partito. Ma sono un uomo di lealtà: sono tornato in Piemonte e l’ho votato convintamente. Appena è nato Futuro Nazionale, ho chiesto il suo permesso e ho annunciato subito la mia adesione. Perché la nostra storia non si ferma.
Proprio questa storia, vissuta sul campo, mi ha insegnato che la lealtà alle istituzioni non basta se il sistema è inceppato. Da ex operatore di Polizia Giudiziaria, conosco fin troppo bene la frustrazione di arrestare un criminale e vederlo libero dopo poche ore. È un insulto ai sacrifici delle Forze dell’Ordine e un tradimento verso le vittime. Spesso la gente dà la colpa ai magistrati, ma noi che conosciamo la macchina sappiamo che la verità è un’altra: il giudice applica la legge, è il legislatore che la fa. Non servono decreti d’urgenza per inseguire le cronache dei giornali. Serve la forza politica di Futuro Nazionale per una riforma strutturale che garantisca la certezza della pena.
Il mio modello è chiaro e poggia su pilastri precisi:
- Recidiva obbligatoria e blindata: se delinqui di nuovo, il giudice deve applicarla. Al secondo reato, scatta il divieto assoluto di ogni attenuante.
- Reato continuato: un beneficio concedibile una sola volta nella vita. Basta sconti cumulativi infiniti.
- Giudizio immediato bloccato: per il pregiudicato arrestato in flagranza, il processo deve essere istantaneo. In appello, per il recidivo, il giudice deve poter aumentare la pena anche senza appello del PM.
- Pene alternative e Intercettazioni: stop alle storture della riforma Nordio e abrogazione totale della Legge Cartabia. Le intercettazioni servono per indagare, mentre chi le diffonde illegalmente va punito severamente.
- Sovraffollamento e sicurezza: espulsione immediata dei detenuti extracomunitari prima del fine pena, con divieto di rientro in UE per 10 anni, e costruzione di nuove carceri.
Fermezza non significa però cieca vendetta. La vera giustizia richiede un equilibrio millimetrico tra norma e sanzione, attraverso una dosimetria della pena che sia sempre razionale e proporzionata. La certezza del castigo deve camminare di pari passo con un uso intelligente delle misure alternative per chi mostra reale volontà di recupero, e soprattutto con un investimento massiccio di risorse nella prevenzione, per bloccare il crimine prima che si consumi. In questa visione, la vittima deve tornare al centro assoluto del sistema. Dobbiamo una tutela ferrea e prioritaria a chi è fragile e più esposto, a chi non ha la forza di difendersi da solo.
Infine, dobbiamo avere il coraggio di bacchettare a viso aperto l’intero sistema giudiziario. Non è più tollerabile che provvedimenti definitivi, persino per condanne importanti, arrivino a compimento dopo 10, 15 o vent’anni dai fatti. È un fallimento dello Stato. In quel lunghissimo vuoto temporale, molti imputati hanno modificato radicalmente la loro condotta, si sono rifatti una vita e hanno messo su famiglia. Punire un uomo completamente diverso da quello che ha commesso il reato decenni prima non è giustizia, è cortocircuito burocratico. Queste storture temporali vanno corrette subito.
Difendiamo chi ci difende, proteggiamo i più deboli e restituiamo dignità e rapidità alla giustizia.
Viva Futuro Nazionale, viva il Generale! Grazie a tutti.