Costanzo Gavino Piras

Buongiorno a tutti. Sono Costanzo Piras, imprenditore agricolo di Sassari e referente di Stintino. Oggi voglio parlare di agricoltura e allevamento, perché la situazione che stiamo vivendo è sempre più difficile e rischia di diventare insostenibile. Noi agricoltori e allevatori sardi siamo schiacciati da regole e concorrenza che ci mettono continuamente in svantaggio.

Con gli accordi commerciali internazionali, come il Mercosur, arrivano sui nostri mercati prodotti provenienti da fuori Europa che vengono realizzati con costi molto più bassi dei nostri. Parliamo di carne, latte e grano. Come possiamo competere con prodotti ottenuti con standard che spesso non rispettano le stesse regole che vengono imposte a noi? Mentre ai nostri allevamenti e alle nostre aziende vengono richiesti controlli sempre più severi, entrano sul mercato prodotti che mettono in difficoltà il lavoro di migliaia di famiglie sarde.

E come se non bastasse, dobbiamo affrontare anche emergenze sanitarie come la dermatite bovina, che ha bloccato la movimentazione e la vendita degli animali, creando ulteriori danni economici a chi già fatica ad arrivare a fine mese. Noi alleviamo animali nei pascoli naturali della Sardegna. Produciamo foraggi nella nostra terra. Custodiamo un patrimonio che non è soltanto economico, ma anche culturale e ambientale.

Il problema è che sempre più giovani sono costretti a lasciare la Sardegna. Molte aziende agricole e zootecniche, tramandate di generazione in generazione, vengono abbandonate perché non riescono più a sopravvivere. E quando un’azienda chiude, non perdiamo soltanto un posto di lavoro. Perdiamo un pezzo della nostra identità, della nostra storia, del nostro territorio. Perdiamo chi difende e mantiene vive le campagne, i paesaggi, i luoghi della nostra memoria, i nostri nuraghi e le nostre tradizioni.

C’è poi un altro problema che denunciamo da anni: i ritardi nei pagamenti dei contributi destinati agli agricoltori e agli allevatori. I fondi europei per il biologico, per i seminativi, per gli allevamenti e per tante altre misure arrivano, ma troppo spesso restano bloccati nei meccanismi burocratici regionali. Chi ha la possibilità economica di rivolgersi a un avvocato, qualche volta riesce a ottenere ciò che gli spetta. Chi non può farlo, rischia di fallire. E quando si fallisce, spesso si è costretti a vendere. È così che le nostre terre finiscono nelle mani di grandi società e multinazionali, mentre chi le ha coltivate e custodite per una vita viene lasciato solo.

Noi non chiediamo privilegi. Chiediamo rispetto, regole uguali per tutti, pagamenti certi e una Regione che stia dalla parte di chi lavora e produce. Perché senza agricoltori e allevatori non c’è futuro per la Sardegna. Grazie a tutti.