Amici, vi porto una fotografia della Puglia, del Salento, di una terra bruciata, di un popolo laborioso che chiede di rialzarsi. Sì, proprio il Salento. È l’odore dell’olio nuovo a novembre, è il verde-argento degli ulivi che hanno visto passare Messapi, Greci, Romani, le nostre nonne ed i nostri nonni. Sì, sono passati i Greci. Hanno portato la lingua, la pietra, la civiltà. Hanno piantato i primi ulivi, hanno insegnato a spremere l’olio e a custodire la terra come fosse un tempio. Quegli alberi hanno resistito a duemila anni di storia. Hanno resistito a invasioni, carestie, guerre. Poi è arrivata la Xylella e in 10 anni li ha ridotti a scheletri. Migliaia di ettari. Millenni di memoria ridotti a legna, neanche commerciabile.
Ma la devastazione non è finita lì. La politica si è dimenticata del Salento. Si è ricordata di noi per i voti, per le foto tra le macerie, per dire “emergenza nazionale”. Poi ha girato la testa. Ci ha lasciato soli con l’estirpazione di quegli alberi, con i soldi a singhiozzo, con le pratiche amministrative ferme. E mentre gli ulivi morivano, è arrivata un’altra ondata. Hanno preso i campi che i Greci avevano insegnato a coltivare e li hanno coperti di pannelli fotovoltaici. La Xylella ha creato un vuoto, è vero, ma quel vuoto non può essere riempito dal cemento e dal silicio. Sostituire l’ulivo con il pannello fotovoltaico non è progresso; è eutanasia culturale. È il tentativo di cancellare la nostra storia per trasformarci in una periferia industriale senza anima, omologata ai desiderata delle élites globaliste che non sanno distinguere un frantoio da una fabbrica.
Hanno detto: “il green è il futuro, è il progresso”. Io vi chiedo: che futuro è quello che cancella 3000 anni di civiltà per 25 anni di rendita? Che vantaggio ha avuto il popolo del Salento e la sua terra? Il costo dell’energia riportato nelle fatture delle società commerciali del libero mercato è sceso? No. I posti di lavoro sono rimasti? No, 4 operai e poi il deserto. Il paesaggio è stato salvato? No. Abbiamo sacrificato la nostra terra sull’altare della speculazione. Abbiamo consegnato ettari di grano, di ulivi millenari per regalare rendite a chi non sa nemmeno dove stanno (né gli interessa saperlo) Calimera, Castrignano, Aradeo, o Collepasso. Sacrificio economico e paesaggistico, sì. Vantaggio per il popolo del Salento, no. Abbiamo consumato suolo. Abbiamo deturpato l’orizzonte che guardavano i Greci. Abbiamo trasformato la campagna in una centrale a cielo aperto, mentre i nostri figli tornano ad emigrare perché “qui non c’è più niente da fare”.
La Xylella ci ha rubato gli ulivi. L’abbandono ci ha rubato le promesse. Il consumo di suolo ci sta rubando la memoria. Perché il Salento senza campi non è più Salento. È una colonia energetica. È una terra che dimentica i Greci, dimentica se stessa. Io non ci sto. La rigenerazione agricola è la nostra risposta. Rigenerazione è piantare varietà resistenti, sì. Ma è soprattutto dire BASTA! Basta cemento dove c’era grano! Basta pannelli dove c’era storia! Il fotovoltaico si fa sui tetti, sui capannoni, sulle aree industriali dismesse, non sulla terra che i Greci hanno reso sacra. La politica si è dimenticata del Salento. Noi no. Noi zappiamo. Noi innestiamo. Noi ripiantiamo. E ogni albero nuovo che mettiamo a terra è un “no” alla devastazione, un “no” al consumo di suolo, un “sì” ai Greci, un “sì” all’identità. La Xylella non deve vincere due volte. La speculazione non deve vincere per la terza volta. Il Salento non muore in ginocchio. Il Salento si rialza! Perché finché c’è un ulivo nuovo, c’è speranza. Finché c’è un contadino che non molla, c’è futuro.
Una terra che porta con sé il coraggio di salvare l’identità con la propria vita, perché, vedete, l’identità è anche agricoltura. Noi senza ulivi non siamo più noi stessi. Identità è paesaggio: un orizzonte profanato da acciaio e specchi neri è un orizzonte che ha perso la sua libertà. Non permetteremo che il Salento diventi il “retrobottega” energetico dell’Europa mentre le nostre terre perdono valore e la nostra gente perde il lavoro. Rivendichiamo il diritto di essere “anormali” rispetto a questo trend distruttivo. Rivendichiamo il diritto di proteggere la nostra terra, i nostri ulivi e il nostro mare. Lo facciamo perché il paesaggio del Salento non è una merce di scambio! Perché il Salento è anche la terra dei Santi Martiri di Otranto, che nel 1480 scelsero di non rinnegare la propria fede e furono massacrati dai turchi islamici. Il loro sacrificio continua a ricordarci che l’identità, la libertà e la fede hanno un prezzo che generazioni di salentini hanno saputo pagare con coraggio. Oggi più che mai ogni cristiano dovrebbe compiere un pellegrinaggio alla Cattedrale di Otranto, luogo simbolo della memoria dei Martiri di Otranto e simbolo di una memoria cristiana che Papa Ratzinger ha sempre voluto valorizzare. Perché un popolo che perde la memoria perde sé stesso, mentre un popolo che custodisce le proprie radici trova sempre la forza di rialzarsi. Amici, la storia non la scrivono i burocrati da una scrivania a Bruxelles, né i tecnici delle multinazionali che guardano le nostre mappe solo per calcolare profitti. La storia la scrivono i popoli che hanno il coraggio di battersi per la difesa dei propri valori e di dire NO quando la propria casa è in pericolo! Grazie.
ROTA Cristina – Comitato 752 – Corigliano d’Otranto