Di Mauro Giorgio

Buongiorno/buonasera a tutti, io sono Giorgio di Mauro, Delegato del Comitato Costituente di Parabiago, cittadina alle porte di Milano. Oggi, in questo contesto, in questo crogiolo di idee e di azioni che spero sarà ricordato come pietra miliare di una nuova strada per l’Italia, sono qui a rappresentare la volontà, gli ideali e le speranze di cittadini che non guardano al passato, che non vogliono rimanere fermi al presente ma che preferiscono guardare al futuro, accompagnati e fortificati da un’arma invincibile: il buon senso!

Uno sguardo rivolto sia alla grande scala, l’attuale scenario geopolitico internazionale, sia alla piccola realtà quotidiana vissuta nella mia cittadina, impongono una riflessione profonda sul destino dell’Italia e sulla salvaguardia della sua civiltà plurimillenaria. Sì, perché ormai è del tutto evidente che siamo sotto attacco, su più fronti, incessantemente. Sia sul piano della propaganda che trapela da ogni talk show, da ogni film che arriva da oltreoceano e da pressoché ogni pagina di giornale, sia sul piano fisico delle aggressioni, del degrado dei nostri spazi urbani, dell’inquietudine provocata dal richiamo dei muezzin delle moschee che ormai sorgono come funghi ovunque. È in corso un attacco pervasivo, capillare. Si vuole destrutturare tutto, scardinare ogni principio di realtà. L’attacco condotto è incessante, apparentemente inarrestabile. La popolazione sembra disperare, cedere al pessimismo, al fatalismo. Eppure dentro di sé sente ancora l’eco delle urla nelle battaglie delle gesta valorose dei progenitori, degli antichi eroi, avverte ancora la voglia di combattere, di difendersi, di vincere. Ha solo bisogno di qualcuno che serri i ranghi, che indichi la via e che muova battaglia. E questo qualcuno, che di battaglie se ne intende per davvero, finalmente, è arrivato. Con tanto di galloni e stellette!

Se il popolo è stato narcotizzato, reso imbelle ed inerme, occorre necessariamente attingere ad un nuovo spirito marziale, cavalleresco. Occorre rifondare la Nazione sotto nuovi e al contempo antichi principi. Il futuro è in funzione di ciò che si fa o che non si fa nel presente avendo memoria del passato. Ed è ora che stiamo costruendo il futuro della Nazione, è adesso che stiamo costruendo Futuro Nazionale! Nessuna nazione può avere futuro se recide le proprie radici culturali, storiche e spirituali. La difesa dei nostri confini, sia geografici sia valoriali, rappresenta il prerequisito fondamentale per garantire la sicurezza, la coesione sociale e il benessere delle prossime generazioni, generazioni che dovranno continuare a definirsi italiane ancora per mille anni a venire! Che gli stolti, i vigliacchi e gli imbelli si facciano da parte. Adesso è l’ora dell’intelligenza, del coraggio e della fermezza. Da adesso si combatte.

Non mi voglio dilungare sui temi noti e che sicuramente tratteranno tanti altri, come la tutela dell’identità dei valori tradizionali, la difesa dei confini (sia fisici che valoriali), l’argine all’islamizzazione della società, la centralità della famiglia, il rapporto con la UE, il ristabilimento delle relazioni con la Russia e tanti altri temi a noi cari. No, mi voglio soffermare, da architetto, su un tema probabilmente inedito, quello della Bellezza.

Certo, come il Generale Vannacci sa meglio di tutti noi, prima di edificare una base in territorio nemico o di ricostruire un territorio bombardato occorre prima liberare il campo, ed è la battaglia di liberazione che abbiamo tutti in mente. Ma, come diceva Bacone, dopo la pars destruens arriva la pars construens. Dopo aver distrutto, occorre ricostruire; dopo aver ripulito la propria casa da incrostazioni e sporcizia occorre tornare a renderla bella. Dobbiamo tornare quindi a ricercare la bellezza per diffonderla ovunque: nell’architettura delle città, nell’educazione, nelle arti, nell’eloquio, nei rapporti sociali. Bellezza per il Futuro della Nazione. Perché, non dimentichiamocelo, ciò che contraddistingue la nostra civiltà, la nostra Italia, è proprio la bellezza diffusa, o forse sarebbe meglio dire – ahimè, ahinoi – il ricordo della bellezza, il ricordo della bellezza che producemmo un tempo e di cui viviamo di rendita, pur depauperandola ed umiliandola ogni giorno che passa.

Ci siamo abituati a città grigie, senza forma, sporche, stuprate da graffiti che altro non sono che il rutto dell’enorme disagio valoriale odierno, frutto dell’insegnamento di cattivi maestri e conseguenza di una società acefala, destrutturata, in cui nessuno si riconosce e dove nessuno viene invogliato a farne parte. Ebbene, occorre invertire il meccanismo: inneschiamo il coagulamento sociale con il rafforzamento dei valori identitari culturali e facciamo ricorso anche a quella parte della cultura che esprime piacevolezza, spontaneità attrattiva e insieme canone e disciplina estetica. Non se ma quando andremo al governo dovremo agire anche su questo tramite la committenza pubblica e l’incentivazione di quella privata, in tutti i modi possibili. Dobbiamo combattere la bruttezza imperante e tornare a farci mecenati del bello. Perché nell’essere committenti di bellezza ne saremmo anche i primi fruitori, come un tempo. E torneremo ad essere grandi anche in questo. Come un tempo. Grazie.

Comitato Costituente Parabiago – MI – 754