Futuristi, viviamo in un tempo in cui chiunque non si pieghi al monopensiero omologatore viene marchiato come un problema, isolato e trasformato nel bersaglio di una sistematica delegittimazione. Eppure la storia ci insegna una verità semplice: quando il pensiero si uniforma, la libertà si indebolisce; quando il confronto si spegne, una società smette di crescere.
Oggi assistiamo a una crisi profonda. I legami si indeboliscono, le comunità si frammentano, il senso di appartenenza viene eroso. E quando un popolo perde il contatto con le proprie radici, rischia di perdere anche la direzione del proprio cammino. Ricordate: il sovvertimento della realtà comincia sempre dalla distruzione delle sue fondamenta spirituali.
Per questo tornano centrali i concetti di tradizione e identità. La tradizione è il filo che unisce le generazioni. È memoria, esperienza, cultura e appartenenza. L’identità è la forza interiore di un popolo. È ciò che gli permette di riconoscersi, di affrontare le sfide del presente e di costruire il proprio futuro senza rinnegare sé stesso. Senza tradizione non esiste continuità. Senza identità non esiste futuro.
Per questo dobbiamo dare vita a un nuovo Rinascimento Italiano. Un Rinascimento capace di unire modernità e tradizione, innovazione e memoria, libertà e responsabilità. Vogliamo un’Italia che torni a educare al senso di appartenenza, all’onestà e alla conoscenza. Un’Italia che trasmetta ai giovani l’orgoglio delle proprie radici e la fiducia nelle proprie capacità. Vogliamo un Paese che sappia valorizzare il lavoro, il merito, l’impresa e la formazione, preparandosi alle sfide del domani senza dimenticare ciò che lo ha reso grande.
Ma per riuscirci dobbiamo avere il coraggio di mettere da parte ambizioni personali, interessi di parte e rivalità politiche. Dobbiamo anteporre agli interessi individuali i bisogni della comunità. Questo è il passo avanti che può proiettare la politica italiana in una nuova era. Ed è il passo avanti che dobbiamo compiere noi di Futuro Nazionale, affinché il nostro esempio diventi un modello per una politica troppo spesso stanca, dominata dall’arrivismo e dal carrierismo, vissuta da alcuni come semplice alternativa al lavoro.
Ci attende una missione difficile, ma profondamente nobile: contribuire alla rinascita dell’Italia attraverso un nuovo modo di fare politica, fondato sull’onestà, sul buon senso e sul servizio alla comunità. Il Generale proviene dal mondo militare, e vi è un insegnamento che ogni autentico servitore dello Stato dovrebbe fare proprio: chi ricopre un ruolo pubblico non esercita un privilegio, ma assume una responsabilità. Servire significa mettere sé stessi al servizio della collettività. Forse la vera modernità dell’Italia può essere proprio questa: formare una classe dirigente e funzionari pubblici capaci di anteporre le necessità del Paese alle proprie ambizioni personali.
L’Italia deve tornare a credere in sé stessa. Nella sua sapienza. Nella sua forza. Nella sua capacità di produrre, costruire ed esportare bellezza. Perché il lavoro, il talento e il genio creativo sono da sempre il nostro marchio nel mondo. Da questa assemblea deve partire un impulso nuovo. Grazie a chi non si è mai arreso. Grazie a chi continua a credere nel lavoro, nel sacrificio e nella Nazione. Guardiamo con fiducia al domani, nel solco della nostra tradizione, animati dal sogno concreto di un futuro nazionale.
Generale, a lei l’onore di averci regalato un sogno, un sogno di un’Italia migliore. A noi l’onere di trasformare questo sogno in realtà.
Cordiali saluti
Oreste Ettori