Signore e Signori, è per me un grande onore prendere la parola davanti a questa Assemblea Costituente di Futuro Nazionale. Mi chiamo Filippo Monica, le mie origini sono siciliane, ma vivo in Puglia, nello specifico a Lecce da ben 11 anni, sono laureato in Giurisprudenza e svolgo con orgoglio il servizio di Poliziotto Penitenziario presso la Casa Circondariale di Lecce. Ricopro inoltre l’incarico di Segretario Nazionale del SINAPPE, organizzazione sindacale della Polizia Penitenziaria, impegnandomi quotidianamente nella tutela dei diritti, della dignità e della professionalità delle donne e degli uomini che operano nel Corpo. Oggi intervengo anche nella veste di referente del Comitato Costituente di Futuro Nazionale Surbo-Lecce 587, condividendo con convinzione un progetto politico e culturale che guarda al futuro senza rinunciare alle proprie radici.
Credo fermamente nei valori dell’identità nazionale, nell’amore per la Patria, nel rispetto delle nostre tradizioni, dei nostri usi e costumi, nonché nella centralità della legalità e del rispetto delle leggi, principi che rappresentano il fondamento di una società libera, giusta e sicura. Per questo desidero rivolgere un sincero ringraziamento al Generale Roberto Vannacci per la visione, il coraggio e l’opportunità che sta offrendo a tanti cittadini di contribuire attivamente alla costruzione di un progetto che pone al centro l’Italia, gli italiani e la difesa dei valori che hanno reso grande la nostra Nazione. Sono convinto che soltanto attraverso l’impegno, la partecipazione e il senso di appartenenza potremo costruire un futuro capace di garantire libertà, sicurezza, prosperità e rispetto per le generazioni che verranno. Con questo spirito, con passione e senso di responsabilità, metto la mia esperienza professionale e umana al servizio di questo percorso, affinché l’Italia possa continuare a essere una Nazione forte, sovrana, libera e protagonista del proprio destino.
Parlare oggi di sistema penitenziario significa parlare di sicurezza dello Stato, di legalità e di rispetto delle istituzioni. Il nostro sistema carcerario vive una crisi strutturale che non può più essere ignorata: sovraffollamento, carenza di personale, strutture obsolete, crescente presenza di detenuti problematici, emergenze sanitarie e un sistema disciplinare che ha progressivamente perso efficacia. Di fronte a questa situazione, proponiamo una riforma profonda e coraggiosa.
Il primo punto riguarda la creazione di un Dipartimento autonomo di Polizia Penitenziaria, separato dalle funzioni amministrative del DAP. La Polizia Penitenziaria è una forza di polizia dello Stato e deve poter disporre di una propria catena di comando, di una piena autonomia organizzativa e gestionale e di strumenti adeguati per affrontare le moderne sfide della sicurezza penitenziaria. Questa riforma consentirebbe decisioni più rapide nelle emergenze, maggiore chiarezza nelle responsabilità e un migliore coordinamento operativo a livello nazionale e territoriale.
Il secondo punto è un piano straordinario di arruolamenti. Oggi migliaia di unità mancano negli organici della Polizia Penitenziaria. Occorre garantire il completo turnover dei pensionamenti, accelerare le procedure concorsuali, potenziare le scuole di formazione e recuperare le carenze che gravano ogni giorno sugli operatori. Investire nel personale significa investire nella sicurezza dei cittadini e nella funzionalità dello Stato.
Occorre poi affrontare il problema del sovraffollamento carcerario, intervenendo sulle misure cautelari, accelerando l’accesso alle misure alternative e rafforzando gli accordi internazionali per il trasferimento o meglio la remigrazione dei detenuti stranieri nei Paesi di origine quando possibile.
Un’altra emergenza riguarda la gestione dei detenuti affetti da gravi patologie psichiatriche. Servono strutture adeguate, percorsi terapeutici dedicati e strumenti normativi che consentano soluzioni compatibili sia con il diritto alla salute sia con le esigenze di sicurezza collettiva. È inammissibile che il libero cittadino per poter effettuare una prestazione sanitaria debba aspettare mesi e mesi, pagando inoltre le tasse spettanti, ed una persona privata della libertà personale poiché condannata per aver commesso dei reati abbia il diritto di precedenza sulle prestazioni sanitarie senza versare nemmeno un centesimo, poiché esclusa dal sistema di compartecipazione alle spese sanitarie per le prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale.
È inoltre necessario restituire efficacia al sistema disciplinare interno. Le sanzioni devono tornare ad avere una reale funzione deterrente e rieducativa, perché senza il rispetto delle regole non esiste alcun percorso di recupero credibile. Accanto a ciò, proponiamo il potenziamento del lavoro intramurario, adottando protocolli di intervento chiari, uniformi e vincolanti, grazie all’attivazione di partenariati con imprese del terzo settore e incentivi economici per le aziende che operano negli istituti penitenziari, perché il lavoro rappresenta il più importante strumento di reinserimento sociale e contribuisce a ridurre tensioni e conflittualità all’interno degli istituti.
Servono inoltre investimenti straordinari per modernizzare le carceri italiane: automatizzazione dei sistemi di sicurezza, manutenzione delle strutture e adeguamento tecnologico degli istituti per contrastare l’aumento di attività illecite nei contesti penitenziari. Infine, sarebbe indispensabile una riflessione sulla disciplina del reato di tortura, affinché sia garantita la tutela dei diritti fondamentali senza creare incertezze operative per le Forze dell’Ordine, e un inasprimento delle pene per chi commette nuovi reati durante lo stato di detenzione.
La nostra visione è chiara: un sistema penitenziario moderno deve essere insieme sicuro, efficiente e giusto. Dobbiamo restituire dignità agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria, garantire condizioni di lavoro adeguate, assicurare il rispetto delle regole e rendere il carcere uno strumento realmente utile alla sicurezza della collettività. Questa non è soltanto una riforma amministrativa. È una scelta di responsabilità verso lo Stato, verso chi indossa una divisa e verso tutti i cittadini italiani. Grazie.
Dott. Filippo Antonio MONICA