Francesco Pappalardo

Buon giorno, popolo d’Italia. Guardate questa sala. Guardate i vostri volti, illuminati dalla stessa luce e mossi dallo stesso battito. Ciò che oggi si compie tra queste mura non è una semplice assemblea politica: è il risveglio consapevole di una Nazione antica. È un popolo sovrano che riprende il proprio sentiero nella storia.

Per troppo tempo abbiamo assistito, in silenzio, al lento smarrimento della nostra identità. Oggi, quel silenzio si fa voce. Una voce ferma, fiera, irremovibile. Oggi diciamo, con la gravità che la storia ci impone: Basta.

Siamo al punto di svolta. Al crocevia del nostro destino nazionale. Da una parte si ergono coloro che hanno smarrito il senso del sacro. I burocrati senza radici delle istituzioni sovranazionali; gli architetti di un mondo standardizzato; i custodi di un pensiero unico che vorrebbe dissolvere le patrie, svuotare le famiglie e cancellare le differenze naturali per ridurci a una massa indistinta di consumatori. Per loro, la nostra storia è un fardello e la nostra sovranità un ostacolo da abbattere.

Dall’altra parte, ci siamo noi. Noi, custodi della memoria e della terra. Figli di artigiani, di contadini, di imprenditori. Famiglie che da generazioni si tramandano il fuoco della nostra civiltà. Noi siamo l’Italia profonda: laboriosa, radicata, fiera. Un’Italia che non chiede elemosine, ma pretende giustizia e rispetto. Lo diciamo oggi, con solennità: non siamo nati per chiedere il permesso di esistere.

I nostri confini sono sacri e saranno difesi. La nostra identità culturale e spirituale non è in vendita, né si negozia. La nostra economia deve tornare a essere strumento di prosperità per chi produce e crea lavoro, non l’ostaggio di speculazioni senza volto e senza patria. Difenderemo la famiglia come fondamento insostituibile della società. Perché senza padri e senza madri, senza figli e senza futuro, nessuna civiltà può sopravvivere. Risponderemo colpo su colpo a chiunque tenti di sradicare la nostra comunità umana.

Ci definiscano come vogliono. Ogni loro insulto è per noi un distintivo di coerenza. Il fango che ci gettano addosso non ci macchia: tempra la nostra determinazione. Questa è l’ora della responsabilità storica. Non siamo qui per fare i testimoni di un declino, ma per essere i primi costruttori di un nuovo Rinascimento italiano. Abbiamo scelto di essere all’altezza di questo compito. Abbiamo scelto di essere esempio. Nessun passo indietro. Nessun compromesso sulla dignità della Nazione. Nessuna resa alla paura.

Voglio esprimere una gratitudine profonda a ciascuno di voi. A questo popolo nobile, resiliente e generoso che, anche nei tempi più bui, ha custodito il fuoco della Patria. Non siete soli. Non siamo soli. In questo cammino di rottura, un ringraziamento sentito va al Generale Roberto Vannacci. Un uomo di rettitudine e di coraggio, che ha saputo infrangere il muro del conformismo dominante, ricordando all’Italia una verità fondamentale: la libertà di pensiero non può essere processata né messa a tacere.

E un riconoscimento speciale, profondo, a Giulio Curatella. Perché la vera fedeltà non si misura quando i riflettori sono accesi e la piazza è piena, ma quando la strada è solitaria, incerta e in salita. Giulio c’è stato fin dal primo giorno, con lealtà incrollabile e visione lungimirante. Egli incarna, nel profondo, lo spirito originario e la spina dorsale di Futuro Nazionale.

Alziamo lo sguardo, a testa alta. Verso il futuro, con fierezza e serenità. Viva l’Italia. Viva il popolo italiano. Viva Futuro Nazionale!

Avv. Francesco Pappalardo – Referente Comitato Costituente Potenza 392