Gigi Morello

Saluti a tutti, sono Gigi Morello. Sono sempre stato di destra, ma questa è la mia prima tessera di un partito negli ultimi 35 anni.

In questi mesi ho servito come referente del comitato Torino 277, operando in quella triste zona conosciuta da tutti come Barriera di Milano: il cuore del degrado di una città da sempre rossa. Ma per me, e per molti iscritti della zona, quella è semplicemente Casa.

Ed è una CASA che non vogliamo abbandonare, nonostante lo spaccio a cielo aperto. Nonostante la criminalità che impedisce a donne e bambini di uscire dopo una certa ora e passare per Corso Giulio Cesare. Nonostante il fatto che, quando camminiamo in Corso Vercelli, dobbiamo superare tre o quattro isolati prima di trovare un singolo negozio italiano.

Noi siamo anche la casa del dirigente scolastico picchiato dal “re dei Maranza”, e di Giulio, il ragazzo aggredito da due extracomunitari mentre tornava dal lavoro come commesso al supermercato. Siamo la città dove Askatasuna cerca di spadroneggiare con i martelli contro i poliziotti, tollerata da sinistre compiacenti che per anni gli hanno regalato spazi, togliendo invece risorse agli italiani che lavorano. Siamo il luogo dove la finta democrazia del governo rosso dice che puoi esprimere le tue idee, sì, ma basta che siano in linea con il pensiero unico della sinistra. Ai banchetti siamo stati attaccati duramente per aver detto semplicemente che siamo con il generale Vannacci. Ma la verità è che facciamo paura a una sinistra che ha perso totalmente il controllo del cuore dei suoi cittadini.

Torino Nord e la prima cintura di San Mauro e Settimo sono una terra di lavoratori. Di poveracci che faticano tutto il giorno per portare a casa uno stipendio per i propri figli. Non siamo i quartieri alti, ma un luogo dove riposare dopo dure giornate di lavoro. Bravi lavoratori italiani che, come i miei genitori, sono arrivati dalle regioni povere con le valigie di cartone, con la speranza di un impiego in una grande città che forse non li avrebbe abbandonati. E un’amministrazione di sinistra non ha fatto altro che sfruttarli per generazioni, per poi decidere, recentemente, di svendere la Fiat ai cinesi.

Bravi lavoratori, padri e madri di famiglia provenienti dalle regioni d’Italia dimenticate dalle istituzioni, che si sono rimboccati le maniche e si sono integrati, lavorando spalla a spalla sulla base di valori condivisi, e che ora sono fieri di definirsi italiani. Noi rappresentiamo l’Italia presa in giro che ora non ne può più. Che non vuole ritrovarsi una moschea enorme, con tanto di piscine, in via Bologna. E non perché siamo intolleranti verso le altre religioni, ma perché la nostra è la cultura italiana, cristiana e occidentale. Perché per noi Gesù Cristo è ancora il Figlio di Dio ed un esempio da tramandare ai nostri figli, insieme a valori che sono semplicemente incompatibili con la cultura che ci vogliono imporre. Il crocifisso deve tornare nelle aule scolastiche, perché rappresenta la nostra identità e la nostra tradizione culturale occidentale!

E abbiamo trovato la risposta a questi problemi nel generale Vannacci. Nei banchetti e negli incontri in cui abbiamo incrociato migliaia di persone, vedevamo nei loro occhi una speranza. Forse l’ultima possibilità di cambiare le cose. Una speranza non basata sui partiti, di cui la gente non si fida più, ma su un leader che incarna nella sua persona quei valori che le persone non vogliono perdere.

Qualcuno disse una volta che le medaglie, alla fine, valgono solamente il metallo di cui sono composte. Ma un uomo che incarna il valore morale e spirituale di quelle medaglie potrebbe perderle tutte, ed essere ancora riconosciuto come colui che rappresenta il merito stesso incarnato in quelle decorazioni.

Questo è quello che ho visto negli occhi della gente: il riconoscimento del valore morale del generale Vannacci.

Non per un titolo o per una carica, ma per quello che lui incarna come persona.
Lui ha assunto questi valori ormai personalmente, con o senza mostrine sulla giacca.

La gente lo sa e lo rispetta.

La gente si fida di lui.

Noi di Torino Nord siamo e saremo con lui e con Futuro Nazionale.

Grazie a tutti.