“Se un uomo non è pronto a correre qualche rischio per le sue idee, o non vale nulla lui… o non valgono nulla le sue idee.” — Ezra Pound
Amici, patrioti, delegati, se oggi siamo qui, in questa Assemblea Costituente, è perché abbiamo scelto di correre un rischio. Il rischio di credere ancora in qualcosa. Il rischio di esporsi. Il rischio di dire ciò che molti pensano ma pochi hanno il coraggio di affermare pubblicamente.
E allora quella frase di Ezra Pound non è una semplice citazione d’apertura. È la fotografia di questo momento storico. Perché la nostra presenza qui dimostra una cosa molto semplice: valgono le nostre idee. Ma soprattutto… vale l’uomo che ci ha dato il coraggio di rimetterle al centro del dibattito pubblico italiano: Roberto Vannacci.
Io il coraggio del Generale l’ho visto da vicino. E il mio percorso con lui è iniziato nel modo più difficile possibile. Quando lo invitai a Venosa per presentare il suo libro, arrivò immediatamente l’ultimatum politico: “O annulli l’evento… oppure il tuo gruppo è fuori dalla coalizione.” Era il classico ricatto che la vecchia politica usa contro chi non si piega. Una politica fatta di paura, convenienza, calcoli, silenzi.
Io però non mi sono fatto ricattare. Vannacci venne a Venosa. Riempimmo il cinema con oltre 300 persone. La gente era in piedi. Fuori c’era chi non riusciva nemmeno a entrare. E chi ci aveva esclusi… perse le elezioni in malo modo. Quella sera ho capito una cosa fondamentale: quando un popolo ritrova autenticità, coraggio e identità… nessun apparato riesce più a fermarlo.
Da allora il percorso è proseguito nel movimento Il Mondo al Contrario, di cui oggi sono segretario nazionale. Ho seguito Vannacci nella Lega. Ho seguito Vannacci fuori dalla Lega. E oggi sono qui in Futuro Nazionale. Perché? Perché io mi fido di lui. Perché credo nella sua visione. Perché in un’epoca di politici costruiti in laboratorio, Vannacci è uno dei pochi uomini pubblici che non cambia idea a seconda dei sondaggi.
E i risultati si vedono. Anche in Basilicata stiamo registrando numeri straordinari. In pochi mesi abbiamo aperto comitati territoriali, coinvolto giovani, professionisti, imprenditori, famiglie, militanti veri. Numeri record, soprattutto se rapportati alla popolazione della nostra regione.
Ed è proprio della Basilicata che voglio parlare oggi. Noi lucani siamo un po’ come gli hobbit raccontati da J. R. R. Tolkien. Piccoli. Spesso ignorati dai grandi centri di potere. Considerati periferici. Sottovalutati. Ma gli hobbit possiedono qualità decisive: resilienza, concretezza, fedeltà, spirito di sacrificio, attaccamento alla propria terra. E soprattutto una cosa: quando arriva il momento decisivo della storia… sono capaci di sorprendere il mondo.
La Basilicata è una terra apparentemente piccola, ma strategicamente gigantesca. Abbiamo gas. Abbiamo petrolio. Abbiamo acqua. Abbiamo sole, vento, agricoltura, cultura, turismo, storia, tradizioni millenarie. Eppure continuiamo a essere una delle regioni economicamente più fragili d’Italia. Questo non è destino. È il risultato di precise scelte politiche.
Non è accettabile che la Basilicata abbia tra le royalties petrolifere più basse al mondo rispetto al valore estratto dal suo sottosuolo. Non è accettabile che multinazionali e grandi gruppi energetici generino profitti enormi mentre interi territori lucani si spopolano. Qui non si tratta di essere contro lo sviluppo. Al contrario. Noi vogliamo sviluppo vero. Ma uno sviluppo che lasci ricchezza sul territorio.
Per questo serve una nuova strategia nazionale sulle risorse energetiche: revisione immediata delle royalties; fondo sovrano regionale per investimenti produttivi; energia a costo agevolato per famiglie e imprese lucane; infrastrutture moderne; tutela ambientale seria, fatta da controlli indipendenti e continui; investimenti vincolanti su occupazione locale e filiera industriale lucana. La Basilicata non deve essere una colonia energetica. Deve diventare un laboratorio nazionale di sovranità energetica e sviluppo territoriale.
E permettetemi una riflessione anche sul credito e sul sistema bancario, tema che conosco bene per il mio lavoro. Io lavoro ogni giorno con banche, finanziamenti e accesso al credito. E vi posso dire con assoluta chiarezza che oggi in Italia esiste un enorme problema di giustizia finanziaria. Troppo spesso cittadini e imprese vengono marchiati come cattivi pagatori con estrema facilità. Basta un ritardo, una segnalazione, un errore burocratico, una crisi temporanea. Entrare in una blacklist finanziaria è facilissimo. Uscirne, invece, è quasi impossibile.
Questo produce effetti devastanti: famiglie escluse dal credito; giovani impossibilitati a comprare casa; imprenditori bloccati; attività costrette a chiudere; persone condannate finanziariamente per anni anche dopo aver regolarizzato la propria posizione. Serve una riforma seria delle banche dati creditizie. Serve: maggiore trasparenza; tempi certi di cancellazione; diritto reale alla riabilitazione creditizia; tutela per chi salda il proprio debito; controlli sulle segnalazioni errate; meccanismi di valutazione più umani e meritocratici. Il credito deve tornare a essere uno strumento di crescita. Non una condanna perpetua.
Questa è la differenza tra propaganda e progetto. Tra slogan e visione. Tra chi urla e chi costruisce. Noi siamo qui per costruire. E sapete perché credo profondamente in questo progetto? Perché vedo una comunità fatta di persone vere. Professionisti. Impiegati. Imprenditori. Madri e padri di famiglia. Giovani che non vogliono più fuggire dall’Italia. Persone che hanno deciso di rimettersi in cammino.
E allora voglio chiudere tornando ancora una volta a Tolkien. “C’è del buono in questo mondo, ed è giusto combattere per questo.” Sì. C’è ancora del buono nella nostra Italia. C’è ancora del buono nella nostra Basilicata. C’è ancora del buono nel nostro popolo. Ed è nostro dovere difenderlo. Con coraggio. Con disciplina. Con sacrificio. Con visione. Mai mollare. Grazie.
Giulio Curatella – Comitato Costituente Venosa n.11