Lino Battigaglia

Sono Lino Battigaglia del Torino 547 unitamente al 635.

Non perdo tempo nel ringraziare nessuno di tutti coloro che vorrei all’opposto ringraziare. Fuoriesco dalla tematica comune CHE APPROVO IN TOTO, per
sollecitare riflessione su altro argomento certamente meno importante, ma altrettanto seriamente da considerarsi. 

Era il 2009 quando nel mio ufficio entrarono quattro ragazzi. Una giovane donna e tre uomini TUTTI quanti in carrozzina.

Tra gli altri che non ricordo Emanuel Tekle di colore e Danila Daniel rumeno. 

All’epoca operavo come agente procuratore per ente di diritto pubblico bancario (mia precedente esperienza come ex dipendente del Mediocredito Piemontese)

Operavo nello studio con 21 dipendenti nel settore del credito agevolato dei finanziamenti di credito speciale, per il tramite del Ministero industria e commercio, offrendo mutui agevolati nel medio e lungo termine alle grandi imprese. Ebbene questi 4 ragazzi (inviati a me da mia sorella) pensarono che forse io potessi aiutarli a trovare un finanziamento od una soluzione, per la loro società sportiva: una squadra di basket in carrozzina chiamata allora Handy Basket.

Mi raccontarono, quasi con pudore, che avevano costituito la loro associazione sportiva, avevano i giocatori, avevano il sogno, avevano il coraggio… ma non
avevano il denaro necessario nemmeno per iscriversi al campionato. Avevano speso tutti i loro pochissimi risparmi per adattare vecchie carrozzine al gioco della
pallacanestro 

Ricordo ancora i loro sguardi speranzosi.

Non vi era rabbia e Non vi era vittimismo.

Vi era qualcosa di molto più potente: la loro volontà di esistere.

Non entrarono chiedendo assistenza.

Non accedettero cercando compassione, ma entrarono in forma rispettosa, con la dignità silenziosa di chi desiderava soltanto una eventuale opportunità.

Li aiutammo con poco più di 1000/2000 euro.

Si iscrissero al campionato. E lo vinsero. Conservo targa ricordo.

Qualche mese dopo avvenne qualcosa che avrebbe lasciato un segno indelebile nella memoria di molti. Marco Berrì organizzò una sfida simbolica a basket contro la
Fortitudo Basket Bologna, campione d’Italia di Serie A. Le Iene raccontarono quell’evento che apparentemente sembrava soltanto una provocazione sportiva.

Li sfidò in campo anticipando per scommessa una sonora sconfitta in neanche 10 minuti.

Ma non era spettacolo non era sport.

Era una lezione sociale.

Era una lezione umana.

Era una lezione politica.

I campioni della Fortitudo, dovettero sedersi su una carrozzina e giocare nelle stesse condizioni simili agli atleti che erano venuti nel mio ufficio pochi mesi prima.
E persero inesorabilmente.

Persero, ma in quel momento compresero ciò che troppo spesso la società ignora: chi vive ogni giorno una difficoltà sviluppa capacità superiori, sensibilità superiori, forza
superiore.

Noi li definiamo “disabili” o diversamente abili. 

Io INVECE li considero maggiormente abili. 

Provate voi ad attraversare una città piena di buchi su una carrozzina.

Provate a salire su un autobus su un treno.

Provate a entrare in un ristorante dove una rampa non esiste.

Provate a vivere una giornata bendati, cercate le vostre ciabatte al buio e poi preparatevi un caffè, fate una doccia, cucinate un pasto.

Ebbene, un non vedente riesce a vivere il quotidiano sviluppando capacità che molti di noi non possiedono.

Chi vive una limitazione fisica spesso costruisce una forza interiore che il mondo cosiddetto “normale” non conosce nemmeno.
Per me questa non è teoria.

È vita.

E’ la loro vita.

Sin dalla nascita mia sorella vive su una carrozzina, affetta da tetraparesi spastica, quindi ho visto da vicino le difficoltà, il dolore silenzioso delle famiglie,
l’indifferenza delle istituzioni, l’ipocrisia di una società che troppo spesso parla di inclusione ma costruisce ostacoli. Questa è la mia unica inclusione 

Questa è la sola inclusione che desidero. 

341 euro al mese di pensione invalido civile contro € 945 di mantenimento immigrato

in centro di accoglienza……………

E poi ancora: ogni tre anni ci dobbiamo recare alla visita medico legale certificante la menomazione. Al mio fianco vi era un pluriamputato che sentendomi urlare contro
detta commissione silenziosa apostrofò anche egli “ ed a me le gambe ricrescono?”

Ed è proprio per questo che ritengo che la politica abbia oggi un dovere morale enorme.

La politica non può limitarsi a distribuire slogan o assistenzialismo.

La politica deve restituire dignità. Deve creare accessibilità.

Deve garantire autonomia. Deve costruire RISPETTO ——— In maiuscolo——

Per questo credo che nel nascente Partito Futuro Nazionale per Vannacci, debba esistere anche un settore forte, concreto e operativo dedicato al sociale e soprattutto a
coloro che io considero maggiormente abile.

Sarà una battaglia contro i mulini a vento? Per questo la mia barca si chiama

“Ronzinante” e dunque io Don Chisciotte.

Non per pietà.

Non per elemosina morale.

Ma perché una Nazione civile si misura da come guarda chi affronta ogni giorno la battaglia più difficile: quella contro i limiti imposti dalla vita e dall’indifferenza degli
uomini.

Io non vedo fragilità in queste persone.

Vedo coraggio.

Vedo disciplina.

Vedo capacità superiori.

Vedo italiani che ogni giorno combattono senza lamentarsi.

Ed è anche grazie a loro , che comprendiamo quanto sia piccolo il concetto di normalità e quanto sia invece grande la dignità umana.

Il programma si chiamerà PLUS ABILITY Generale Vannacci