Cari amici, oggi non sono qui soltanto come partecipante a un’assemblea politica. Sono qui come cittadino che crede profondamente nell’importanza dell’impegno, della responsabilità e del coraggio di costruire qualcosa di nuovo. Per questo considero la mia presenza a questa Assemblea Costituente di Futuro Nazionale un grande onore, ma anche un dovere. Un dovere verso tutti coloro che chiedono di essere ascoltati, rappresentati e rispettati. Un dovere verso chi non si rassegna all’idea che la politica debba limitarsi ad amministrare il presente senza avere la forza di immaginare il futuro.
Ho scelto di essere qui perché condivido i valori e gli obiettivi che hanno dato vita a questo progetto. Condivido l’idea di una politica che rimetta al centro l’interesse nazionale, il merito, il senso di appartenenza e la partecipazione dei cittadini. Condivido la convinzione che l’Italia abbia bisogno di ritrovare fiducia in sé stessa, nelle proprie capacità, nella propria storia e nella propria identità.
Molte delle riflessioni proposte da Roberto Vannacci nel libro Il mondo al contrario hanno dato voce a domande e preoccupazioni che milioni di italiani avvertono da tempo. Al di là delle polemiche, quel libro ha avuto il merito di riportare al centro del dibattito temi che molti cittadini sentivano trascurati. E credo che una democrazia sia più forte quando nessuna domanda viene ignorata e nessuna opinione viene esclusa dal confronto.
Ma oggi desidero soprattutto parlare di quegli italiani che raramente finiscono sulle prime pagine dei giornali, se non per fatti di cronaca nera. Parlare di coloro che vivono nei piccoli comuni, nelle cittadine di provincia, nelle aree interne del nostro Paese (come me che vivo a Minervino Murge in un paese di 7000 anime). Troppo spesso questi cittadini vengono considerati marginali nel dibattito pubblico. Eppure possiedono una forza elettorale significativa. Sommati insieme, i piccoli comuni rappresentano una componente decisiva dell’elettorato nazionale. Ignorare le loro esigenze significa ignorare una parte fondamentale dell’Italia.
Le ricerche sulle dinamiche elettorali mostrano inoltre che città e territori rurali o periferici esprimono frequentemente sensibilità politiche differenti, confermando l’importanza di ascoltare entrambe le realtà e non soltanto i grandi centri urbani. Cosicché l’Italia viene raccontata attraverso le grandi città. Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna e sono esse che diventano il simbolo dell’intera nazione. Eppure esiste un’altra Italia, silenziosa ma vitale. È l’Italia dei comuni sotto i 15.000 abitanti, delle famiglie che ogni giorno tengono aperte attività commerciali, aziende agricole, laboratori artigiani. È l’Italia di chi lavora, produce, educa i propri figli e mantiene vive le tradizioni delle proprie comunità.
Questi cittadini non chiedono privilegi. Chiedono attenzione. Chiedono infrastrutture, servizi, opportunità. Chiedono di non essere considerati periferici soltanto perché vivono lontano dai grandi centri decisionali. Eppure proprio questi territori rappresentano una forza straordinaria per la nostra democrazia. Milioni di elettori vivono in queste realtà. Milioni di persone che votano, partecipano, si impegnano nelle associazioni, nelle amministrazioni locali, nelle comunità. Una forza spesso sottovalutata, ma capace di incidere profondamente sul destino politico della Nazione.
Io credo che il futuro dell’Italia non possa essere costruito guardando soltanto alle grandi città. Credo che il futuro dell’Italia si costruisca ascoltando anche chi vive nei piccoli centri, nelle province, nei territori che troppo spesso vengono ricordati soltanto durante le campagne elettorali. La vera sfida è unire queste due Italie. Non creare divisioni, ma costruire ponti. Non alimentare contrapposizioni, ma riconoscere il valore di ogni comunità e di ogni cittadino. Se oggi siamo qui, è perché crediamo che nessun italiano debba sentirsi dimenticato. Crediamo che ogni territorio abbia qualcosa da offrire. Crediamo che il futuro del nostro Paese debba nascere dall’ascolto, dal rispetto e dalla partecipazione. Con questo spirito guardo a questa Assemblea Costituente: con entusiasmo, con speranza e con la consapevolezza che le idee, quando sono sostenute dalla passione e dall’impegno delle persone, possono diventare realtà. Grazie a tutti voi per esserci. Grazie per il vostro impegno. E grazie perché, insieme, stiamo scegliendo di credere nel futuro dell’Italia. Viva Vannacci. Viva Futuro Nazionale. Viva L’Italia.
Luigi Matarrese – 1022 – Minervino Murge