Marco Cinelli

Buongiorno Gentili presenti, autorità, concittadini. Sono Marco Cinelli referente per la provincia di Cagliari. Parlo oggi di un tema che non possiamo più permetterci di rimandare o di gestire con la logica dell’emergenza perenne: la gestione dei flussi migratori irregolari che interessano la nostra terra, in particolare attraverso gli arrivi via nave nei nostri porti e sulle nostre coste. La Sardegna ha una storia millenaria di generosità e ospitalità. Ma l’ospitalità, per rimanere tale e non trasformarsi in tensioni sociali, deve camminare di pari passo con due principi non negoziabili: la legalità e l’ordine.

Il primo pilastro: Controlli severi e immediati. Oggi siamo qui a chiedere un cambio di passo netto. Abbiamo bisogno, prima di tutto, di controlli severi, sistematici e stringenti fin dal momento dell’approdo delle navi. Non è una questione di chiusura ideologica, ma di pura responsabilità. Sapere con certezza chi entra nel nostro territorio, verificare l’identità e la regolarità della posizione di ogni singolo individuo è un dovere primario che le istituzioni hanno nei confronti dei cittadini sardi. La sicurezza non è un colore politico, è la base fondamentale della convivenza civile.

Il vero punto debole del sistema attuale, però, si manifesta in un secondo momento. Cosa succede oggi quando la Prefettura constata l’irregolarità e firma un provvedimento di espulsione? Troppo spesso quel decreto rischia di rimanere un semplice pezzo di carta. Si intima a chi non ha diritto di stare qui di lasciare il territorio, ma senza fornire i mezzi per farlo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: persone lasciate in un limbo, senza prospettive, che finiscono per vagare nelle nostre città e nei nostri paesi, alimentando situazioni di marginalità o di illegalità. Per questo motivo, la Sardegna deve farsi promotrice di un accordo forte, strategico e vincolante con il Governo nazionale. Non bastano più i fogli di via; serve una filiera logistica che funzioni. Chiediamo che lo Stato intervenga per garantire che: chi viene espulso dalla Prefettura non venga abbandonato a se stesso sul molo o nelle nostre strade; ci sia un accompagnamento coatto e immediato verso strutture e hub nazionali idonei; in queste strutture siano predisposti e garantiti i mezzi logistici ed economici reali per consentire a queste persone di lasciare definitivamente il territorio, ritornando nei paesi d’origine in piena sicurezza e legalità.

In conclusione, chiedere più controlli e respingimenti efficaci non significa calpestare l’umanità, significa semplicemente governare i flussi anziché subirli. Lasciare che la macchina degli sbarchi continui senza una gestione reale della fase successiva è un danno per i sardi e, paradossalmente, un’ingiustizia per gli stessi migranti, illusi da un sistema che non può includerli. Chiediamo che lo Stato faccia la sua parte, che la Sardegna sia tutelata e che ogni provvedimento della Prefettura diventi un’azione concreta di ripristino della legalità. Grazie.