Gentilissimi amici colleghi patrioti, qui Luciana Verdiglione, comitato 176, direttamente da Messina. Rivolgo il mio saluto, il mio rispetto e la mia profonda gratitudine al generale Roberto Vannacci, la persona che ci ha uniti qui oggi e che, ne sono certa, continuerà a unire ciò che per troppo tempo è stato diviso. È un onore e un privilegio non solo assistere alla nascita di un movimento che rimette al centro ciò che siamo — Dio, patria e famiglia — ma anche poter contribuire con umiltà e determinazione alla sua costruzione.
Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. Come gli antichi costruttori che pietra dopo pietra elevarono il tempio di Salomone verso il cielo, così anche noi oggi stiamo innalzando qualcosa che va oltre noi stessi: una comunità, una coscienza, una nazione che non vuole più piegarsi all’oblio della propria identità. Nessuno costruisce un tempio da solo. Nessuno riscrive il destino di un popolo da solo. È il popolo stesso che, quando si risveglia, diventa costruttore della propria storia. E oggi quel risveglio è cominciato.
Amici, italiani. Dobbiamo tornare ad essere grandi. Non vi è alternativa. Volendo citare un grande pensatore della politica italiana, la destra o è Europa o non è. E l’Europa o va a destra o non è. Ma qui non parliamo di destra, sinistra o Europa. Qui stiamo parlando di qualcosa di più profondo. Di qualcosa che precede ogni ideologia. In gioco c’è il destino del nostro paese. In gioco c’è la nostra storia, la nostra cultura, la nostra civiltà. In gioco ci sono le mani dei nostri padri e dei nostri nonni, che con sacrificio hanno costruito una nazione che oggi abbiamo il dovere di non far decadere.
Perché un popolo che dimentica i sacrifici che ha fatto per costruirsi, e per di più prova vergogna di ciò che è oggi… non saprà mai dove andare, non saprà mai chi è… e forse l’obiettivo di qualcuno è proprio quello. Ma non il nostro. Oggi noi siamo costruttori, non spettatori, non commentatori, e neanche cittadini rassegnati. Costruttori. Stiamo ponendo le fondamenta del futuro. E lo facciamo con l’orgoglio di essere italiani, con la dignità di chi non si vergogna delle proprie radici, e con la consapevolezza che le grandi civiltà nascono sempre da un atto di fede nei propri valori.
Mi ripeto: stiamo ponendo le fondamenta del futuro. Non di un futuro qualunque, ma di un futuro che farà discutere, che farà paura a qualcuno, che sarà definito scomodo, non conforme, non sufficientemente inclusivo. Così dicono. Ma la storia non la scrive chi commenta, la scrive chi costruisce. Ed io sono certa di una cosa sola: ad aver reso grande l’Italia nel mondo non è stato ciò che si è detto ma ciò che si è fatto. E noi, sotto la guida del nostro generale, non potremmo che continuare a renderla grande, ancora una volta. E lo ripeto ancora una volta, perché questo deve restare inciso: stiamo ponendo le fondamenta di un futuro nazionale per davvero.