Matteo Ricciardi

Buongiorno a tutti. Sono Matteo Ricciardi. Vengo da Porto Torres, città portuale del nord Sardegna, vicina a Sassari. Una città di mare, di lavoro, di partenze e di approdi. Vengo da una terra che non chiede assistenza. Chiede rispetto. Una terra che conosce il sacrificio, ma anche l’attesa. L’attesa di infrastrutture. L’attesa di collegamenti. L’attesa di risposte.

Oggi siamo qui, a Roma, e credo che il nostro compito sia chiaro: riportare equilibrio tra l’Italia che decide e l’Italia che subisce le conseguenze di quelle decisioni. Perché il problema non è teorico. È concreto. Quando un imprenditore non riceve i contributi che gli spettano, un’azienda rischia di chiudere. Quando un allevatore rispetta regole rigidissime, mentre entrano prodotti stranieri con standard diversi, non è libero mercato. È concorrenza sleale. Quando un giovane sardo è costretto a partire, non è mobilità. È una sconfitta della politica.

E allora diciamolo con chiarezza. Noi non siamo contro l’Europa dei popoli. Siamo contro l’Europa che dimentica i popoli. Non siamo contro l’Europa che tutela. Siamo contro l’Europa che impone. L’Italia rappresenta appena lo 0,20% delle terre emerse del pianeta. Eppure questa piccola terra ha dato al mondo Roma, il diritto, il Rinascimento, l’arte, la scienza, l’impresa, la bellezza. Siamo piccoli nella geografia. Ma enormi nella storia.

La nazionalità non è un timbro su un documento. È appartenenza. È cultura. È responsabilità. È destino comune. E la nostra storia lo dimostra. Dal Medioevo, da un’Italia divisa, frammentata, attraversata da crisi e conflitti, nacque il Rinascimento. Una nuova visione del mondo. Oggi serve la stessa ambizione. Un nuovo Rinascimento nazionale. Non nostalgia del passato. Ma capacità di guidare il futuro.

Per questo Futuro Nazionale non nasce per occupare uno spazio. Nasce per dare una direzione. Sicurezza significa anche questo: porti controllati, territori presidiati, amministrazioni che funzionano. Pagamenti certi. Regole chiare. Responsabilità precise. Perché uno Stato lento danneggia chi lavora, chi produce, chi rispetta la legge.

La destra che serve all’Italia deve avere radici solide e strumenti moderni. Radici per sapere chi siamo. Strumenti per cambiare ciò che non funziona. Perché oggi non basta avere ragione. Bisogna trasformare le idee in risultati. Da Porto Torres, da Sassari, dalla Sardegna, io sono qui per dire una cosa semplice: noi ci siamo. Non per lamentarci. Ma per costruire. Con serietà. Con coraggio. Con amore per l’Italia. Grazie.