Ill.mo Deputato, voglia prendere in considerazione la bozza di seguito indicata quale richiesta di intervento all’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale. Amiche e amici. autorità, rappresentanti del territorio, militanti, cittadini, oggi non siamo qui per assistere all’ennesimo rito della politica italiana. Non siamo qui per una foto di gruppo. Non siamo qui per una passerella. Non siamo qui per occupare una poltrona. Siamo qui per qualcosa di molto più importante. Siamo qui perché c’è un popolo che vuole tornare ad alzare la testa. E chi vuole rialzarsi, oggi, è nel posto giusto.
Da troppo tempo questa politica parla una lingua incomprensibile. Una politica che sembra vivere in un altro Paese. Una politica che discute di equilibri, correnti, giochi di palazzo, una politica vuota. Mentre fuori la gente fa i conti con la vita vera. Fuori ci sono famiglie che arrivano a fatica a fine mese. Fuori ci sono imprenditori che combattono ogni giorno. Fuori ci sono giovani costretti a partire. Fuori ci sono cittadini che chiedono semplicemente una cosa: essere ascoltati. E quando il cittadino non si sente ascoltato, cari amici, quel giorno, invece di andare a votare, accetta di subire le scelte altrui, tanto non cambia nulla. E sapete qual è il problema? Che a forza di non ascoltare il popolo, qualcuno ha iniziato a pensare che il popolo fosse il problema. No. Noi oggi diciamo una cosa diversa. Il popolo non è il problema: il popolo è la soluzione.
Per anni ci hanno detto che dovevamo abbassare la voce. Che dovevamo stare attenti. Che alcune cose si potevano pensare ma non DIRE. E io una domanda la faccio a tutti voi: Ma da quando, in una democrazia, esprimere un’opinione è diventato un atto di coraggio? Da quando difendere identità, sicurezza, appartenenza e buon senso è diventato qualcosa da giustificare? Perché vedete, il problema non è avere idee diverse. Il problema è quando qualcuno pretende di decidere quali idee siano ammesse e quali no. E noi siamo qui anche per questo. Per dire che la libertà non consiste nel pensare tutti allo stesso modo. La libertà consiste nel poter parlare senza paura.
Vi faccio una confessione personale. Nonostante la mia età — che qualcuno considera ancora giovane e qualcun altro un po’ meno — e nonostante l’onore e la responsabilità di essere presente nelle istituzioni, a un certo punto avevo smarrito qualcosa. Avevo smarrito lo stimolo. Avevo smarrito quella scintilla che anni prima mi aveva fatto avvicinare alla politica. Perché stare nelle istituzioni non basta. Non basta sedersi a un tavolo. Non basta ricoprire un ruolo. Non basta essere presenti. Perché se dentro di te cresce la sensazione che tutto sia già deciso, che tutto sia già scritto, che tutto si riduca a tatticismi e calcoli, allora qualcosa si spegne. E io quella sensazione l’avevo provata. Perché la politica senza passione diventa amministrazione del presente, ma la politica vera deve avere il coraggio di guardare e costruire il futuro.
E poi è successo qualcosa. Con la discesa in campo del Generale Roberto Vannacci, qualcosa si è rimesso in moto. Futuro Nazionale è nato come progetto politico autonomo proprio con l’obiettivo dichiarato di costruire una nuova proposta. E voglio essere chiaro: non perché esistano uomini della provvidenza. Non perché una persona da sola cambi il destino di una nazione. Ma perché, improvvisamente, molti hanno ritrovato una parola che sembrava dimenticata: CORAGGIO. Coraggio di parlare. Coraggio di esporsi. Coraggio di andare controcorrente. Coraggio di non chiedere il permesso per pensare. E io quel giorno ho ritrovato una cosa che credevo di avere perso. La voglia di fare politica. Quella vera. Quella che ti fa alzare la mattina con entusiasmo. Quella che ti fa dire: sì, vale ancora la pena combattere.
E allora vi chiedo: Quanti qui dentro, almeno una volta, hanno avuto la sensazione di sentirsi politicamente orfani? Quanti hanno pensato: “non c’è più nessuno che parla anche per me”? Quanti hanno avuto la tentazione di dire: basta, non ci credo più? Guardatevi intorno. Guardate questa sala. Non siete soli. Non siamo soli. E questo merita un applauso, non a me, ma a tutti noi. Perché oggi qui non nasce soltanto un partito. Nasce una comunità. Nasce un popolo di persone che hanno deciso di rimettersi in cammino.
E sappiamo una cosa. Ci criticheranno. Ci attaccheranno. Ci giudicheranno. Lo hanno fatto dal primo giorno. Ma c’è una domanda che dobbiamo fare a chi ci guarda con sufficienza: Se siete davvero così bravi… perché avete lasciato così tanti italiani senza voce? Noi non siamo qui contro qualcuno o contro qualcosa. Noi siamo qui per l’Italia e per gli Italiani. Per un’Italia che non abbia paura di essere se stessa. Per un’Italia che torni a credere nel lavoro. Nel merito. Nella sicurezza. Nella famiglia. Nella dignità. Nella propria storia. Perché un Paese che dimentica chi è, prima o poi dimentica anche dove vuole andare. E noi invece sappiamo dove vogliamo andare. Vogliamo andare avanti. Con coraggio. Con determinazione. Con orgoglio. Perché il futuro non appartiene a chi aspetta. Il futuro appartiene a chi decide di costruirlo. E allora da oggi basta spettatori. Da oggi si entra in campo. Da oggi si costruisce. Da oggi si combatte una battaglia di idee. E io una promessa la faccio qui, davanti a tutti voi: finché avrò forza, entusiasmo e voce, quella scintilla ritrovata non la lascerò spegnere più. Grazie a tutti.
Michele Caputo, Consigliere Comunale della Città di Copertino, Comitato Costituente Copertino 713