Paolo Lanzani

Amici e colleghi tutti di Partito, è un onore poter prendere la parola davanti a tutti voi, davanti al Generale Roberto Vannacci, davanti alla Direzione del Partito attuale e a quella che nascerà da questa Assemblea Costituente. Un’assemblea che non è soltanto un passaggio organizzativo. È un momento fondativo. È il momento in cui si definiscono valori, priorità e battaglie che accompagneranno questo Partito negli anni a venire. Ed è proprio per questo che considero un privilegio poter portare il mio contributo su un tema che ritengo fondamentale per il futuro dell’Italia.

Perché oggi non sono venuto a Roma per fare presenza, o per parlare di me. Sono venuto a Roma per parlare di migliaia di persone che non hanno voce. Di padri che ogni sera tornano a casa e guardano una cameretta vuota. Di figli che crescono vedendo il proprio padre sempre meno, non perché quel padre non li ami, non perché quel padre sia assente, non perché quel padre abbia sbagliato, ma perché un sistema ha deciso che la sua presenza vale meno. E quando questo accade, il problema non è del padre. Il problema è dell’intera società, perché una nazione che indebolisce la famiglia indebolisce sé stessa. Una nazione che considera normale allontanare un figlio da uno dei suoi genitori sta scavando sotto le fondamenta del proprio futuro.

Noi parliamo spesso di sicurezza, di economia, di immigrazione, di lavoro. Tutti temi assolutamente fondamentali, e che condivido. Ma esiste una domanda che viene prima di tutte: in quale tipo di famiglia cresceranno i bambini che domani dovranno guidare questa nazione, e prendere decisioni su tutti questi temi? Perché il futuro dell’Italia non si costruisce nei talk show, non si costruisce nei social. Non si costruisce nei palazzi. Si costruisce nelle case. Si costruisce nelle famiglie. Si costruisce nel rapporto quotidiano tra un padre, una madre e i loro figli.

Ed è per questo che il tema che porto oggi non riguarda una categoria, non riguarda soltanto i padri separati. Riguarda l’Italia, riguarda il futuro delle nuove generazioni. Riguarda la difesa della famiglia come nucleo fondamentale della nostra comunità nazionale. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una strana contraddizione: si parla di tutto, si difende tutto, si promuove ogni possibile modello sociale, anche fluido. Ma troppo spesso ci si dimentica della famiglia che da sempre rappresenta il primo luogo di educazione, solidarietà, responsabilità e crescita. La famiglia composta da un padre (uomo), una madre (donna) e dei figli. La famiglia che continua ad essere il primo presidio contro il disagio sociale. Il primo luogo in cui si imparano il rispetto, il sacrificio, il senso del dovere e l’amore. Eppure, quando una famiglia si rompe, troppo spesso lo Stato non lavora per conservare l’equilibrio dei figli, finisce invece per creare ulteriori squilibri.

Io non sono qui per contrapporre padri e madri (o uomo o donna), sarebbe un errore, in quanto i figli hanno bisogno di entrambi: hanno bisogno di una madre presente, ma hanno anche bisogno di un padre presente. Non tra quindici giorni. Non due weekend al mese. Non quando qualcuno lo concede. Presente davvero. Nella scuola, nello sport, nelle difficoltà, nei successi, nelle scelte importanti, nella vita quotidiana. Perché un padre non è una figura accessoria, non è una comparsa, non è un bancomat. È una parte fondamentale della crescita di un figlio. E quando questa presenza viene ridotta, marginalizzata o ostacolata, a perdere non è il padre. Perde il bambino, sempre.

E allora, di fronte a tutto questo, io credo che la politica abbia un dovere: non il dovere di scegliere tra padri e madri, non il dovere di alimentare contrapposizioni, ma il dovere di stare dalla parte dei figli, della famiglia e della verità. Perché quando uno Stato accetta che un genitore venga progressivamente cancellato dalla vita di un figlio senza ragioni reali, non sta proteggendo nessuno, sta fallendo la propria missione.

Io voglio:

  • uno Stato che protegga davvero la bigenitorialità;
  • tribunali che giudichino i fatti e non gli stereotipi;
  • magistrati messi nelle condizioni di decidere sulla base di elementi concreti, e non di automatismi culturali che appartengono a un’altra epoca;
  • servizi sociali che aiutino le famiglie, non che le distruggano, che siano strumenti di sostegno, ascolto e prevenzione, non apparati autoreferenziali che troppo spesso finiscono per aggravare i conflitti anziché risolverli.

E voglio che questo partito, il nostro Partito, abbia il coraggio di dire ciò che troppi hanno paura perfino di pronunciare. Perché ci sono verità che, per paura di apparire scomodi, sono state accantonate. Ma una forza politica che rinuncia a dire la verità per convenienza smette di rappresentare il popolo e comincia a rappresentare soltanto sé stessa.

Per questo oggi non sono arrivato a Roma soltanto con delle parole, sono arrivato con delle proposte concrete. Proposte che ho formalmente depositato, come previsto dalle procedure, insieme alla richiesta di intervento in questa Assemblea Costituente: non un documento di protesta, non uno sfogo personale, ma una base di lavoro. Una proposta programmatica che parte da un principio semplice: aiutare oggi i padri in difficoltà è importante, ma impedire che domani altri figli e altri genitori debbano vivere le stesse situazioni è ancora più importante. Mi auguro che chi sarà chiamato a valutarla possa farlo con attenzione e spirito costruttivo. E mi auguro che da questa iniziativa possano nascere tavoli di lavoro aperti a tutti coloro che vorranno contribuire seriamente, perché io non credo nelle battaglie urlate: credo nelle idee, credo nel confronto, credo nel lavoro condiviso. Credo nella capacità di trasformare un problema reale in una proposta politica concreta.

L’obiettivo deve essere arrivare a costruire un documento programmatico forte, serio e credibile. Un documento che possa entrare nel programma di Futuro Nazionale e diventare una delle battaglie che porteremo nelle future campagne elettorali. Perché qui non stiamo parlando soltanto di padri separati, stiamo parlando del futuro delle famiglie italiane, stiamo parlando della crescita dei nostri figli. Stiamo parlando dell’equilibrio delle nuove generazioni. Ed è proprio per questo che oggi io sono qui!

Perché credo che il nostro Generale e Futuro Nazionale siano la persona e il partito giusti per portare avanti questa sfida. Perché possiedono una caratteristica che nella politica contemporanea è diventata sempre più rara: credono nelle proprie idee, le difendono con razionalità. Le difendono con oggettività. Le difendono con coraggio. E soprattutto non sono disposti a fare passi indietro davanti a quelle linee rosse che considerano invalicabili. Io mi riconosco profondamente in questo modo di fare politica, una politica che non cerca scorciatoie, che non rincorre il consenso del giorno dopo. Che non sacrifica i propri principi per un titolo di giornale o qualche applauso facile, ma una politica che trova la forza di difendere ciò che ritiene giusto anche quando è scomodo. Anche quando è controcorrente. Anche quando richiede coraggio. Perché è proprio nei momenti in cui sarebbe più facile tacere che si misura il valore delle idee e delle persone che le portano avanti.

E chiudo con una frase che porto dentro da sempre, di Nietzsche: “Se un uomo non ha il coraggio di portare avanti le proprie idee, allora o non valgono nulla le sue idee, o non vale nulla lui.” Ecco. Io credo che queste idee valgano. Credo che la famiglia valga. Credo che i figli meritino di crescere con entrambi i genitori. Credo che questa battaglia meriti di essere combattuta. E per questo sono pronto a portarla avanti fino in fondo. Grazie.