Dalla scuola alla salute: dopo la vittoria sul gender, spezziamo le catene del ricatto e del controllo di Stato! Cari amici, gentili futuristi, oggi non è una giornata come le altre. Nelle istituzioni è stata scritta una pagina di storia, di riscatto e di libertà. Con l’approvazione definitiva della legge che introduce il consenso informato scritto e preventivo dei genitori per i progetti di educazione affettiva e sessuale nelle scuole, abbiamo inferto il primo, decisivo colpo a quel mondo al contrario che voleva scavalcare le famiglie! Hanno provato in tutti i modi a calare dall’alto teorie ideologiche, dalle scuole dell’infanzia fino alle superiori, per fluidificare le menti dei nostri bambini all’insaputa di mamma e papà. Ma la maggioranza del buon senso ha vinto. Da oggi, nessun esperto esterno e nessuna associazione ideologica potrà mettere piede in una classe senza che i genitori abbiano firmato un foglio di autorizzazione. Abbiamo rimesso la patria potestà al centro della società!
Ma sento già le critiche dei salotti progressisti e dei custodi del pensiero unico. Gridano all’oscurantismo, ci accusano di analfabetismo culturale. Perché per loro, il buon cittadino è solo quello che obbedisce ciecamente alle élite. E allora io vi dico: non fermiamoci qui. Questa straordinaria vittoria sul fronte dell’istruzione deve essere il modello, il nostro manuale di autodifesa da applicare immediatamente a un altro settore vitale che vogliono scipparci: quello della nostra salute e dei vaccini. Guardate lo schema, amici, è lo stesso identico algoritmo.
Sul genere vi dicono che la biologia non conta, ma poi pretendono che la medicina sia una divinità indiscutibile quando si tratta di inoculare sostanze nei corpi dei nostri bambini. Ci ripetono come un mantra ipnotico: “Lo dice la scienza! Lo dice la scienza!”. Ma che cosa significa “lo dice la scienza”? Si sono forse dimenticati di Galileo Galilei? Si sono dimenticati che la scienza moderna è nata proprio per contrastare i dogmi, per contestare il principio di autorità, per rivendicare il diritto di dubitare, verificare e sperimentare? E lo dico io, che nella vita faccio l’ingegnere. Non parlo per slogan, parlo per metodo! Da ingegnere vi dico che la vera scienza non accetta dogmi, non accetta imposizioni politiche. E soprattutto, da uomo di scienza, so benissimo che esiste una differenza abissale tra la scienza esatta – dove due più due fa quattro e i modelli matematici rispondono a leggi fisse – e le scienze non esatte, come la medicina e l’epidemiologia, che procedono per tentativi, errori, mutazioni e continui aggiornamenti. Chi usa la parola “scienza” per imporre un obbligo indiscutibile sta truffando i cittadini: sta usando lo scientismo come clava politica.
Ma la cosa più inquietante è che, anche quando parliamo di scienza esatta, la presunzione dell’uomo accecato dal profitto può fare disastri incalcolabili. A nessuno di questi signori della propaganda viene in mente il disastro del Vajont? Lì c’era l’ingegneria, c’erano i calcoli matematici, c’erano i progetti dei più grandi geni dell’epoca. Era la scienza esatta di Stato che diceva: “La diga è sicura, i calcoli sono perfetti, i cittadini possono stare tranquilli”. Eppure, per inseguire il profitto, per difendere gli interessi economici dei grandi gruppi dell’energia, quella scienza ha ignorato gli allarmi della natura, ha nascosto le perizie contrarie e ha provocato l’apocalisse, seppellendo duemila anime innocenti! Se la presunzione della scienza esatta ha fatto il Vajont, come possiamo fidarci ciecamente di una scienza medica che non è esatta, soprattutto quando è mossa da interessi miliardari? E la storia recente ci dà ragione. Vi dice qualcosa l’anno 1991? Vi dice qualcosa il nome di Francesco De Lorenzo? L’Italia divenne il primo Paese al mondo a imporre per legge l’obbligatorietà del vaccino contro l’Epatite B ai neonati. Ci dissero le stesse cose di oggi: “Ce lo chiede la scienza”. Poi è arrivata la magistratura e abbiamo scoperto che mentre lo Stato costringeva i genitori sotto ricatto, nelle stanze del Ministero passavano mazzette da 600 milioni di lire pagate dalle case farmaceutiche per imporre i loro prodotti.
E guardate l’assurdità medica di quell’obbligo: l’Epatite B si trasmette esattamente come l’HIV, attraverso rapporti sessuali o scambio di siringhe. Quale rischio corre un neonato di tre mesi nella sua culla di contrarre una malattia del genere? Nessuno! Eppure lo hanno reso obbligatorio, esponendo corpi purissimi al rischio reale di effetti collaterali ed eventi avversi pur di garantire un mercato sicuro alle multinazionali. Quel sistema malato del 1991 ha tracciato la strada fino ad arrivare alla legge Lorenzin, trasformando l’Italia nel laboratorio sperimentale del globalismo farmaceutico, unico Paese al mondo con ben 12 vaccinazioni pediatriche obbligatorie. E come hanno deciso di imporre questo record? Con il dialogo? No, con il ricatto più becero, giocando vigliaccamente sulla criticità economica delle famiglie italiane! Hanno stabilito che se non ti pieghi all’iper-somministrazione di dodici farmaci, tuo figlio viene cacciato dal nido e dalla scuola materna. Ma un papà e una mamma che lavorano per pagare il mutuo, e non hanno i soldi per una babysitter privata, come fanno se lo Stato sbatte fuori il loro bambino? Sono costretti a cedere. Non firmano un consenso libero, firmano una resa sotto ricatto economico! Lo Stato usa i servizi pubblici, pagati con le nostre tasse, come un’arma di coercizione per riempire i bilanci di Big Pharma.
E a chi ci diceva che eravamo paranoici, a chi liquidava le nostre preoccupazioni come “fantascienza”, noi rispondiamo mostrando la realtà di ciò che abbiamo vissuto. Si sono già dimenticati del Green Pass? Quella che chiamavano fantascienza è diventata la realtà più cupa della nostra storia recente. Un passaporto digitale di Stato per poter lavorare, per poter salire su un treno, per poter entrare in un negozio, per poter vivere! Hanno trasformato un diritto naturale e costituzionale come il lavoro in un premio di sottomissione concesso tramite un codice QR sul telefono. Lì abbiamo visto il vero volto di questo sistema: non la tutela della salute, ma il controllo sociale totale. Hanno scientificamente diviso i cittadini in buoni e cattivi, hanno sospeso stipendi, hanno affamato padri di famiglia che l’unica colpa che avevano era quella di voler difendere la propria libertà di scelta terapeutica. Le preoccupazioni che avevamo erano fondate, eccome! Il Green Pass è stato l’esperimento generale di una società in cui i tuoi diritti non dipendono più dalla Costituzione, ma dalla tua obbedienza all’ultimo decreto del potere.
Amici, la storia ci ha dato il nostro manuale di sopravvivenza. Ci ha insegnato che quando la salute diventa un obbligo indiscutibile e un affare miliardario blindato dallo Stato, il dubbio non è solo un diritto: è un dovere civico! La vittoria di ieri sull’educazione affettiva ci dimostra che se il popolo si sveglia, i burocrati arretrano. La salute dei figli la decidono i genitori, non il funzionario di Bruxelles, il ministro a Roma o i calcoli delle multinazionali! Esigiamo il consenso informato, preventivo e scritto su qualsiasi attività medica nelle scuole, e lottiamo per riprenderci la totale libertà di scelta terapeutica. Mai più passaporti di Stato, mai più ricatti economici sulla pelle dei lavoratori. Difendiamo l’autorità dei genitori, difendiamo la dignità delle famiglie, raddrizziamo questo mondo al contrario! Giù le mani dai nostri figli, viva la libertà! Grazie.
Pietro De Pasquale – Referente Comitato 372 Manduria (TA)