Roberto Puleo

Buongiorno amici presenti in questa bellissima sala congressi. I nostri militanti mi conoscono o direttamente o per interposta persona; per gli amici intervenuti “dall’esterno” io sono Roberto Puleo, di Palermo, Sicilia, Italia … e qua mi fermo nella mia collocazione geografica, perché qua si ferma il mio spirito patriottistico: l’Italia, il mio Paese, la mia unica e sola Patria. Inutile dirvi che sono di destra, perché se siete seduti in questa Assemblea davanti a me lo siete tutti voi, e altrettanto inutile sarà dire che sono fedele militante alla comunità a cui adesso appartengo convintamente … e fedele al suo comandante in capo, il Generale Roberto Vannacci.

Quanto ho detto potrebbe sembrare superfluo e scontato detto in questa sala, ma non lo è. In questi pochi mesi di vita ho conosciuto e apprezzato compagni di viaggio di sani e condivisi principi, e chiedo umilmente scusa per avere usato il vocabolo “compagni” ma è la lingua italiana … e io parlo solo questa, la mia lingua madre. Ho condiviso il cammino con uomini e donne provenienti dall’esperienza Indipendenza con Gianni Alemanno, di cui chiedo un applauso di ben tornato… Ai tanti che hanno condiviso quell’esperienza ricordo che con Gianni, in una stanza della sede de La Destra di Storace ai Parioli, insieme a Francesco abbiamo dato vita a Movimento Nazionale.

Adesso siamo tutti in un partito, in un unico partito: non c’è una corrente Lega, non c’è una corrente Indipendenza, non c’è una corrente Mondo al Contrario, non ci sono correnti di altre comunità che sono confluite. Siamo tutti del Partito Futuro Nazionale con il Generale Vannacci, quindi nessuno è più “nobile” di altri, nessuno deve sentirsi di fede superiore ad altri: siamo tutti di destra, della destra del Generale Vannacci. Ho sentito l’esigenza di dire questo perché le correnti sono inevitabilmente motivo di conflitti, di divisioni, e ne ho già avuto contezza in questi pochi mesi di vita del nostro Partito. Pertanto invito tutti ad abbandonare l’effetto nostalgico: basta dire “noi in Indipendenza facevamo così” – “noi nella Lega agivamo in questo modo” e via via cantando. Deve diventare un’esperienza, una grande esperienza, che ognuno porta dentro.

Mi appresto a concludere con un’ultima riflessione. Avrete certamente capito dal mio accento che non sono di Bergamo Alta, sono siciliano, e pochi sanno che nel nostro dialetto non è contemplata nella grammatica la coniugazione dei verbi al futuro e all’imperfetto. Usiamo solo il passato e il presente. Il passato lo abbiamo vissuto, quello che conta adesso è il presente, e il presente ci vede tutti uniti al fianco del Generale per il bene della nostra identità, per difendere la nostra Patria. In una sola parola: uniti per l’Italia. Grazie.